Indice Bollettino SISS n° 1

Anno XLVIII (1999)

Atti del Convegno “Un programma di valorizzazione per il meridione d’Italia”
Castello di Lagopesole (Potenza) 15-16 luglio 1997

Editoriale
Il protocollo di Kyoto, di P. Sequi

Introduzione ai lavori  P. Sequi
Saluto del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali   L. Di Vito

Prospettive di realizzazione di un’area pilota meridionale per il progetto della cartografia nazionale dei suoli

Il Sistema Informativo Geografico dei Suoli Europei a scala 1:1,000,000 e la creazione di un nuovo database  L. Montanarella
Per una cartografia dei suoli d’Italia al 250mila  L. Lulli
Verso l’utilizzazione dei Servizi Pedologici Regionali  D. Tosco, A. D’Antonio
Programma della Regione Basilicata nel settore dell’agrometereologia M. Lovelli
I programmi dell’ARSSA nel settore pedologico  M. Toteda
Informazione pedologica nella Regione Molise  T. Reale, A. Cocchiarella
La pedologia nella Regione Puglia  F. Bellino
L’attività dell’Unità Operativa Pedologica della Regione Sicilia  A. Paladino

Basi scientifiche per la conoscenza e lo sviluppo del territorio

Ricerca nel settore della sensibilità delle aree  P. Scandella
Individuazione dei principali regimi pedoclimatici italiani: risultanze sperimentali e confronto con le regioni climatiche europee  E.A.C. Costantini, A. Calì, F. Castelli, P. Lorenzoni, R. Napoli, L. Perini, S. Raimondi
Sistema Informativo della Montagna (S.I.M.)  F. Martinelli, C. Muscaritoli
Sensibilità e vulnerabilità del suolo: la domanda delle autorià ambientali ed il ruolo della pedologia  G. Vianello
Lo studio del vulcanico e la sua importanza per le aree mediterranee L. Lulli
Il progetto MONCAPRI e l’itinerario per la costituzione di servizi pedologici regionali  M. Pagliai

Sviluppo dell’irrigazione sostenibile nel mezzogiorno: elementi per un progetto di ricerca

Definizione della “risorsa acqua”. Inventario sotto il profilo qualitativo e quantitativo delle acque utilizzate per l’irrigazione  B. Piras
Definizione della risorsa “suolo” ai fini della sensibilità dei territori all’irrigazione  P. Baldaccini
Metodi irrigui e tecniche di adacquamento. Detreminazione dell’efficienza idrologica dell’irrigazione e metodologie per una irrigazione ecocompatibile A. Caliandro
Stress ambientali nelle Regioni meridionali  A. Alvino
I suoli di fronte all’irrigazione con acque anomale  G. Fierotti
L’irrigazione delle colture erbacee: problemi di sostenibilità E. Tarantino
L’irrigazione sostenibile in frutticoltura  C. Xiloyannis, G. Celano
Utilizzo irriguo di acque reflue urbane: problematiche agronomiche, sanitarie, ambientali e normative  S. Indelicato, S. Barbagallo
Modellizzazione. Sviluppo di modelli idrologici per ambienti mediterranei M. Mastrorilli
Irrigazione sostenibile e qualità delle acque in relazione alle tecniche agronomiche  P. Tedeschi
L’irrigazione in funzione della vulnerabilità del suolo, come strumento del piano di bacino  P. Corona, F. Sisti, R. Monaco

Ufficializzazione dei metodi di analisi del suolo

Metodi di analisi fisica del suolo  M. Pagliai
Metodi di analisi chimica del suolo  P. Violante
Metodi analitici delle acque  G. Mecella
Metodi di analisi microbiologica e biochimica del suolo  A. Benedetti
Una futura collana di manuali di analisi chimico-agrarie  P. Sequi

Informazioni della S.I.S.S.

Indice Generale Volume XLVII, 1998

Indice degli Autori
 

Editoriale

Il protocollo di Kyoto
di P. Sequi

Chi più, chi meno, tutti abbiamo sentito parlare del protocollo di Kyoto relativo all'impegno di ridurre i “GHG”, ossia i “gas serra”, i gas che contribuiscono all'effetto serra e al riscaldamento globale del pianeta Terra.

Personalmente ho idee diverse da quelle correnti sulla esclusiva responsabilità delle emissioni di “gas serra” sul riscaldamento dell'atmosfera, in quanto credo alle evidenze sperimentali sui riscaldamenti e raffreddamenti ciclici del pianeta, e penso che bisognerebbe valutare con maggiore approssimazione la reale incidenza delle emissioni in questione. Secondo alcuni esperti, fra l’altro, gli accordi di Kyoto non cambierebbero di una virgola le condizioni climatiche. Penso anche che, se davvero l'umanità per progredire necessita di energia in misura sempre maggiore, sia necessario non liquidare le forme inesauribili di energia a disposizione da altre fonti, fra le quali ci sono quelle già note, come il nucleare, e quelle nelle quali confidiamo e che sono in corso di studio. Penso infine che nel protocollo di Kyoto non sia stata praticamente considerata l’importanza del suolo, ed è a questa che intendo richiamare la vostra attenzione. Ma consentitemi di ricapitolare qualche concetto contenuto nel protocollo e di alcuni documenti ufficiali che lo precedono, tutti adottati da istituzioni internazionali.

Il protocollo di Kyoto impegna i paesi che lo ratificano a limitare le emissioni antropogeniche di gas serra: il biossido di carbonio CO2, il metano CH4, il protossido di azoto N2O, gli idrofluorocarburi HFCs, i perfluorocarburi PFCs, l'esafluoruro di zolfo SF6. La riduzione media richiesta è del 5% ed è diversa da paese a paese; in certi casi è perfino consentito un leggero aumento, che tuttavia, sempre nella media, consente un taglio complessivo alle emissioni, che tenderanno nel prossimo decennio a crescere del 20%: il 5% di riduzione media rappresenterebbe così di fatto, un taglio del 25% alle emissioni tendenziali previste. Per l'Italia la riduzione richiesta è del 10%, diminuibile al 7% nel caso della CO2 per la prevista espansione dei terreni forestali. Queste cifre, i criteri adottati per affrontare il problema, le scelte politiche relative hanno una lunga storia.

Molti dei principi contenuti nel protocollo derivano, come si è detto, da documenti precedenti, che risalgono fino al 1979, come la Prima Conferenza Mondiale sul Clima, e in particolare alla successiva Convention sui cambiamenti climatici fatta a New York presso le Nazioni Unite nel 1992. Essa ha ispirato molti degli atti successivi, che in Italia hanno condotto alla Deliberazione 211/97 del CIPE, addirittura precedente la Conferenza di Kyoto, anche se pubblicata successivamente in Gazzetta Ufficiale (n. 18 della Serie Generale, 23-1-1998). Essa impegna alcuni Ministeri a sottoporre al CIPE entro il 30 aprile 1998 (sic!) “specifici programmi attuativi degli impegni scaturenti dalle decisioni internazionali”, che dovranno riguardare fra l’altro - sono messe proprio al primo posto - politiche e misure per lo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia.

Tutti sanno a questo proposito che vengono oggi studiate, e sono anzi applicate, tecnologie avanzate per la produzione di biomasse destinate ad impieghi alternativi, ivi incluso quello energetico. Dio ne guardi dall’ostacolare queste tecnologie. Ma perché non pensiamo anche al suolo!

Quando si parla di agricoltura, in questo caso, se ne parla prevalentemente per individuare la pericolosità di certe pratiche ai fini della produzione di emissioni di gas serra. Non si ricorda mai che nel suolo c’è molto più carbonio che nell’atmosfera e che quindi il suolo è un comparto ambientale di importanza primaria, quanto meno da tener presente nel bilancio. Esemplare lo specifico “Working Paper 7” delle “Policies and Measures for Common Action” del Gruppo di Esperti della U.N. Framework Convention on Climate Change, intitolato "Agriculture and Forestry - Identification and options for net GHG reduction”, edito dall’OCSE nel luglio 1996. Fra le misure sono elencate la riduzione e la riforma delle politiche di sostegno all’agricoltura, la conformità del sostegno all’agricoltura con gli obiettivi ambientali, e via così, fino alle immancabili tassazioni sui fertilizzanti minerali azotati.

Cenni al suolo ce n’è pochi, fatto salvo qualche richiamo occasionale come quello - bontà loro - al fatto che i sistemi basati sull’agricoltura biologica "tendono ad avere e mantenere un più elevato contenuto organico umico nei loro suoli. Conseguentemente questi sistemi possono incrementare o mantenere il potenziale di conservazione del carbonio anche se risulta aumentata (ma chissà perché?) anche la velocità di decomposizione della sostanza organica…”. Si ricorda poi che l'agricoltura biologica non conta che "ben [altro che ben] meno” del 5% della produzione agricola. E allora parliamo pure della produzione agricola in generale!

Si, perché intanto la sostanza organica del terreno continua a calare ovunque. Non vogliamo affrontare qui i problemi derivanti dalla diminuzione del tenore di sostanza organica del terreno: la produzione quantitativa e qualitativa di alcune colture, la minore capacità di ritenzione dell'acqua, il maggior sforzo per lavorare i terreni (maggiore richiesta di energia: maggior consumo di carburante), e così via. Diciamo solo che, mentre si dirottano da altre parti le riserve di biomasse "rinnovabili”, la sostanza organica del terreno cala. E allora facciamo i conti della serva: se un ha è composto da 5x106 kg di suolo, se la SAU in Italia corrisponde a 15x106 ha, la diminuzione di un semplice 0,1% di C nel suolo (corrispondente a 5x103 kg di C, ossia 1,83x104 kg di CO2 emessa per ettaro) equivale, a livello dei suoli agricoli nazionali, a 2,75x1011 kg di CO2. Se è vero pertanto che le emissioni annue totali di CO2 in Italia ammontano secondo la U.N. Framework Convention on Climate Change a
428.941 Gg
e dovrebbero essere ridotte a seguito dell'impatto del settore forestale e dei cambiamenti di indirizzo del suolo a
392.211 Gg
la riduzione di un solo 0,1% di C organico nei suoli italiani contribuirà intanto ad una emissione, a tutt'oggi non considerata, di
275.000 Gg
poco più, poco meno. Non sarebbe più utile riconsiderare l'utilità di una restituzione di sostanza organica ai suoli?
 

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